Matteo su Prima Comunicazione

… gli anni passano e le soddisfazioni continuano ad aumentare!

Oggi ringrazio Prima Comunicazione che ha voluto raccontare la mia trasformazione da “manager-lavoratore dipendente” a “manager imprenditore” con al centro di tutto i valori e l’etica.

Raggiungere i nostri obiettivi personali in termini di qualità della vita senza dimenticare la redditività è possibile … e senza l’assillo della massimizzazione dei profitti a tutti i costi! :-)

Se volete sapere di più cliccate sull’immagine qui sotto per leggere l’intervista completa in formato .pdf …

Matteo Di Felice su Prima comunicazione

 

Mappa degli Stati del mondo che ho visitato

Nel corso degli ultimi anni avrò provato a utilizzare almeno 5 applicazioni per creare una mappa degli Stati del mondo che ho visitato ma per una ragione o per l’altra le ho dovute bocciare tutte!

Ora forse ho trovato la soluzione giusta con Infogram, che ne dite della resa grafica semplice ma efficace (con tanto di codice responsive e asincrono)? :-)

I Social Network e le diverse percezioni di utenti e aziende

Social Networks

I Social Network sono sicuramente uno dei fenomeni che maggiormente hanno influenzato la fruizione del web negli ultimi anni.

Facebook ha superato 1,3 miliardi di utenti, Google Plus i 300 milioni, Twitter 220 milioni e Instagram 160 milioni. Ma cosa cercano tutti questi utenti nei vari social network?

La stragrande maggioranza degli utenti utilizza i social network per una serie di azioni che a mio parere sono riassumibili in un’unica parola usata dai giovani: “CAZZEGGIO“! :-)

Il Cazzeggio, comprende il chattare tra amici, i giochi più o meno demenziali, la condivisione di proprie foto e video e la ricerca delle foto e dei video postati dai nostri contatti, la ricerca di un’avventura o di un amore più o meno stabile.

Alcuni Social Network si prestano anche per soddisfare attività più nobili: Linkedin per cercare lavoro o trovare business partner, Twitter per restare informati sulle ultime notizie diventando follower dei profili in linea con i nostri interesse, Google Plus per entrare in contatto con persone che abbiano passioni e interessi simili alle nostre ma il Cazzeggio resta il motivo sovrano.

I Social Network possono essere il punto di partenza per acquisti online, per promuovere un brand o per raggiungere altri obiettivi di business ma è certo che le aziende, mediamente, hanno una percezione ben diversa dei reali motivi per cui un utente è disposto a interagire sui social media.

Questa differenza di percezione tra consumatori e aziende è stata ben individuata da uno studio dell’IBM, ripreso in una presentazione da Derrick De Kerckhove, un sociologo che da anni studia i fenomeni del web.

Come potete vedere dall’immagine che segue le aziende pensano che gli utenti siano disposti a interagire con le pagine social dei loro brand soprattutto per scoprire i nuovi prodotti, per cercare informazioni generali o per inviare i propri commenti su prodotti e servizi.

Gli utenti in realtà cercano soprattutto sconti, recensioni e comparazioni di prodotto e sono ben disposti ad acquistare direttamente online se individuano un prodotto di interesse disponibile online a un prezzo vantaggioso.

Sconti e propensione all’acquisto sono invece erroneamente considerati dalle aziende come fattori molto meno importanti per gli utenti.

Le aziende al contrario sovrastimano motivazioni come il desiderio di “restare connessi con il proprio brand”, “di inviare idee” o “di essere parte di una community” che stanno invece molto più in basso nella classifica delle preferenze degli utenti.

La percezione dei Social network

Da parte mia penso che ci sia un’importante differenza tra i contenuti postati dalle aziende sulle proprie pagine social e quello che invece vorrebbero trovare gli utenti. Penso che spesso le aziende spendano parecchi soldi in “apparenza” con grafiche e campagne pubblicitarie costose mentre invece gli utenti siano più focalizzati sui “contenuti“.

Gli strumenti per rendersi conto di questo gap ci sarebbero perché sul web tutto è misurabile ma bisogna vedere quanto le aziende siano capaci o abbiano un’effettiva volontà di basarsi sulle evidenze numeriche.

Si tratta dello stesso ragionamento che mi trovo a fare quando in televisione vedo una pubblicità orrenda e di cui non mi resta in mente il brand ma magari mi restano in mente il personaggio famoso o il set in cui la pubblicità è stata girata. Chissà se investendo sul web invece che in TV lo stesso budget non si sarebbe avuto un riscontro di branding notevolmente migliore! … e soprattutto continuo a non capire perché i budget più importanti continuino a essere spesi in televisione invece che sul web, pur essendo il primo media essenzialmente passivo e il secondo interattivo.

Mah, speriamo che anche in Italia le cose cambino come già sta avvenendo in altri mercati più avanzati!